Wine Spectator Restaurant Award 2026: premiato il ristorante Iris
L’insegna veronese, una Stella Michelin, guidata da Giacomo Sacchetto ha ottenuto il riconoscimento Best of Award of Excellence assegnato ai ristoranti che si distinguono per una proposta enologica di eccellenza. Premiata la ricerca del sommelier Andrea Puliga

La proposta enologica di Iris, ristorante 1 Stella Michelin guidato dallo chef Giacomo Sacchetto all’interno di Palazzo Soave a Verona, è un’eccellenza internazionale. Lo ha decretato la rivista statunitense Wine Spectator, in occasione di Wine Spectator Restaurant Award 2026, prestigioso programma di riconoscimenti annuali. Iris è stato inserito fra i ristoranti insigniti del Best of Award of Excellence, premio assegnato alle realtà che si impegnano profondamente nel promuovere il vino come parte integrante dell’esperienza culinaria. Determinante per l’assegnazione del riconoscimento non solo la profondità e l’ampio respiro della cantina strutturata dal sommelier Andrea Puliga, ma anche l’investimento nella formazione del personale, in eventi enologici e in standard di servizio elevati raggiunti sotto la guida del maître Daniele Gagliardi.
Da Iris la sinergia fra cucina e cantina è stretta e costante sin dalle prime battute. Le bottiglie sono conservate al piano interrato di Palazzo Soave, luogo in cui ha inizio l’esperienza gastronomica. Qui, nel cuore dell’edificio, vengono serviti gli amuse bouche prima che gli ospiti vengano condotti al piano superiore per degustare i piatti dello chef Giacomo Sacchetto. Nelle sale di Iris, immersi tra affreschi, moderni chandelier e un pavimento in seminato veneziano, la cucina propone i due menu degustazione Raccontami – focalizzato sul territorio veneto – e Adriatico e Dintorni – il mare secondo Iris.
«Il riconoscimento di Wine Spectator premia un lavoro strutturale, non semplicemente una selezione di etichette. La cantina di Iris è stata costruita come uno strumento gastronomico: profondità di annate, coerenza territoriale, attenzione ai produttori e una ricerca pensata per dialogare con la cucina dello chef Giacomo Sacchetto, non per esistere separatamente dal piatto. Per noi il vino è parte integrante del percorso e, non a caso, l’esperienza dell’ospite inizia proprio in cantina: è lì che possiamo raccontare il metodo, orientare la scelta e trasformare la bottiglia nel primo atto della degustazione», spiega il sommelier Andrea Puliga.
La cantina di Iris conta più di 1000 referenze e circa 6000 bottiglie, il cui focus principale è sul territorio, con Soave e Valpolicella in primissimo piano. Grande spazio è poi naturalmente riservato ai vitigni e alle regioni italiane che hanno contribuito a costruire l’immaginario dell’enologia nazionale. Oggi il baricentro resta nel Vecchio Continente, con una selezione che percorre l’Italia e si muove poi in Francia, Germania e Austria, con una finestra sulla Slovenia. Il 2026 segna un ulteriore avanzamento nel lavoro sulla cantina, con un’apertura mirata verso la Spagna e alcune aree chiave del Nuovo Mondo: dagli Stati Uniti, con California e Oregon, alla Nuova Zelanda, fino al Sudafrica. Un ampliamento pensato per rendere il racconto più internazionale, senza disperdere l’identità della selezione. Il criterio resta la coerenza: ogni etichetta, dal piccolo produttore al grande classico, viene scelta per la capacità di restituire un territorio, uno stile e una storia, e per inserirsi con precisione nel dialogo tra vino, cucina e sala.
Il lavoro di Sacchetto e Puliga restituisce così una lettura strutturata della Verona gastronomica ed enologica, costruita sull’integrazione tra pensiero di cucina, profondità di cantina e servizio. Un dialogo che parte dal territorio, ma si apre a riferimenti internazionali senza perdere coerenza, confermando Iris come un progetto ormai compiuto nella sua identità: solido nella proposta gastronomica, rigoroso nella selezione enologica e sempre più preciso nella costruzione dell’esperienza dell’ospite.

